Mi sono fatto un giro sulla mia Gmail personale a spulciare un po’ di newsletter. Il gioco era far finta di essere un utente normale (io non sono normale per definizione) e vedere cosa mi colpiva e cosa no. Volevo capire quante di quelle mail potevano convertire con me e quali no. Quindi ho cercato qualche esempio super quotato nelle classifiche web che spesso i miei colleghi propongono. Cosa ho dedotto? C’è molta confusione.
Una strategia di mail marketing tramite newsletter nel complesso ha due fasi, che tendenzialmente si susseguono. C’è la fase in cui devi catturare l’attenzione del cliente e convincerlo che le tue mail non sono spam, poi c’è la fase in cui provi a convincerlo a fare qualcosa (comprare, visualizzare, visitare qualcosa), quindi c’è la fase in cui devi riattizzare la sua attenzione e si ricomincia da capo.
Il primo approccio
Le migliori mail che ho visto per catturare l’attenzione partono dal presupposto di essere originali. Cioè:
- Grafica originale che rispecchi lo stile dell’azienda. E’ un modo semplice ma efficace di travestire una pubblicità da contenuto interessante. Soprattutto se si riesce a sfruttare l’occasione, magari impostando il contenuto nel senso dello storytelling. In particolare mi è piaciuta una campagna di UncommonGoods in cui hanno creato un collage perfetto tra testo, immagini e wording.
- Immagini spettacolari. Quando hai a disposizione delle immagini straordinarie hai in mano uno strumento fortissimo sia per attrarre il focus sul tuo messaggio sia per veicolare qualunque offerta o contenuto, associandoli alla bellezza. La comunicazione visuale è potente e ti permette di dare fin da subito un’idea del meglio che puoi offrire. In certi settori poi (turismo, fashion, ecc.) se le immagini sono all’altezza si può persino ridurre al minimo il testo e lasciare solo call to action. La semplicità paga.
- Contenuti di qualità in primo piano. Se hai notizie, tutorial, in generale testi potenzialmente interessanti la cosa che funziona è valorizzarli. Fin da subito l’utente deve vedere ciò per cui ha acconsentito alla subscription, quello che si aspetta dalla newsletter. Anche in questo caso funziona molto bene un buon mix tra immagini e parole, ma anche una struttura della mail che dia un assaggio del servizio (penso ad esempio alla newsletter di Pinterest).
- Subject. E’ la prima cosa che si vede di una mail, non so se è la più importante, ma di sicuro è determinante per l’apertura. Il subject funziona quando è modellato sull’obiettivo. Per essere performante deve essere personalizzato ove possibile, chiaro (specie se stai facendo offerte), simpatico ma non stupido, oppure teso a stimolare una curiosità (una domanda, un indovinello, un indizio da scoprire).
In effetti curare questi 4 aspetti dovrebbe garantirti tassi di apertura delle tue newsletter potenzialmente alti. Creare una comunità che ti segue via mail è estremamente utile, ma è un lavoro diverso, ad esempio, da vendere i tuoi prodotti.
Il secondo approccio
Nella seconda fase l’obiettivo è convertire. Il rischio è perdere l’utente, che alla lunga se non riesci a tenere alta l’attenzione, comincerà a vedere spam dappertutto. In questa fase, posto che è naturale perdere qualcuno per strada, le cose che ho visto funzionare sono:
- Saldi, Promozioni, Offerte a tempo: Ovvio, devi beccare l’utente nel periodo giusto, ma se si è iscritto alla tua newsletter, ha dimostrato un interesse per i tuoi prodotti o servizi, quindi magari ti sta aspettando. E comunque un’occhiata ce la dà! (Asos e Dalani sono maestri nel genere)
- Novità: Nuovi prodotti o una nuova collezione devono essere mostrati come informazione. La logica è sempre la stessa, essere leggeri. Accompagnando magari un buon testo esplicativo a una grafica originale e call to action invitanti.
- Newsjacking: E’ una tecnica di marketing che sfrutta i fatti di attualità, utilizzandoli come “gancio” per proporre i propri prodotti o servizi. Se ti ricordi la campagna pubblicitaria di Norwegian Air, quando Angelina Jolie e Brad Pitt annunciarono la separazione, hai capito di cosa sto parlando. Certe campagne, con l’intuizione giusta, rischiano di diventare vere e proprie bombe virali.
Abbiamo quasi finito, un ultima considerazione.
Hai mai partecipato a un contest o a un concorso che ti hanno proposto via mail? Io mai.
Ma secondo molti miei colleghi vale la pena tentare questa strada. Mmm.
Aggiornamento 2026: cos’è cambiato nell’email marketing
Sono passati otto anni da quando ho scritto questo pezzo e i fondamentali sono identici. Grafica, immagini, contenuto, subject: chi cura questi quattro pilastri vince ancora oggi. Ma i tool e l’ecosistema attorno sono cambiati parecchio. Aggiungo qui sotto cosa è successo, senza riscrivere il resto.
I tool dominanti nel 2026
MailChimp è ancora vivo ma ha perso terreno nel mercato italiano dopo l’acquisizione Intuit nel 2021. Sale di prezzo, pochi nuovi feature dirimenti. Tre alternative che vedo usare sempre più spesso:
- MailerLite: il preferito di freelance e PMI fino a 5.000 subscriber. Piano gratuito generoso, editor pulito, supporto italiano accettabile. Prezzo medio: 9-30€/mese.
- Brevo (ex Sendinblue): forte sul lato transazionale + marketing. Ha automation visuale potente, prezzi competitivi. Buono per chi fa e-commerce con WooCommerce o Shopify.
- Klaviyo: il go-to per e-commerce sopra i 10.000 subscriber. Caro (parte da 35€/mese e sale veloce) ma le integrazioni con Shopify, segmentazione predittiva e revenue tracking giustificano il costo per chi vende online seriamente.
Per il confronto specifico ho scritto un approfondimento separato su MailUp vs Mailchimp e alternative, dove parlo anche di MailUp che resta forte sul mercato italiano per B2B.
Deliverability: BIMI e DMARC sono ormai obbligatori
Da febbraio 2024 Gmail e Yahoo richiedono autenticazione SPF, DKIM e DMARC per chiunque invii più di 5.000 email al giorno. Senza queste configurazioni le tue newsletter finiscono in promo o spam. Tre cose da verificare oggi se non l’hai fatto:
- SPF record nel DNS che autorizzi il tuo sender
- DKIM con chiave attiva sul dominio
- DMARC policy minima
p=noneper partire, poi alza aquarantinedopo 30 giorni di osservazione
BIMI (Brand Indicators for Message Identification) è il passo successivo: il logo del tuo brand appare nella inbox accanto alle email. Richiede certificato VMC che costa 1.500-2.000€/anno. Per ora ha senso solo per brand grossi con volume alto.
Personalizzazione AI: opportunità e trappola
Nel 2026 puoi generare 5.000 varianti uniche di una stessa email usando ChatGPT, Claude o Gemini via API. Costo: 5-15€ per blast. Open rate +25-40% se fatto bene, devastante se fatto male. La trappola è: senza supervisione, l’AI inventa dati personali che fanno scattare il reclamo del subscriber.
Regola: usa la generazione AI solo per le parti non sensibili (apertura empatica, micro-storia, raccomandazione prodotto basata su categoria), mai per dati nominali precisi.
Frequenza ottimale 2026: meno, ma più mirate
Il subscriber italiano riceve in media 8-12 email commerciali al giorno. Per non scomparire la strategia che funziona è: 1-2 email a settimana mirate, con segmentazione comportamentale, invece di 4-5 broadcast generiche. Open rate medio in calo del 6% dal 2022 al 2026 su email broadcast. Open rate in salita del 12% su email triggered (welcome, abandoned cart, post-purchase).
Subject line nel 2026
Le cose che funzionano oggi sui subject sono cambiate solo in parte rispetto al 2018:
- Lunghezza ideale: 35-50 caratteri (in mobile più di 50 vengono troncati su iOS)
- Emoji: ancora utili ma calanti, usali con parsimonia (1 max)
- Personalizzazione nel subject (“Marco, ecco i 3 prodotti che hai guardato”): +15-25% open rate vs subject generico
- Domanda diretta: ancora il formato più aperto in assoluto sui freddi
- Numeri specifici nei subject (“3 modi”, “47% sconto”): convertono meglio dei vaghi (“alcuni modi”, “grande sconto”)
Cosa metterei oggi al posto di “contest e concorsi”
Quando ho scritto il pezzo nel 2018 ero scettico sui contest. Lo sono ancora. Quello che funziona di più nel 2026 al posto del contest classico è il referral program: regali una settimana di prova premium a chi porta un nuovo iscritto. Tasso di conversione del referral su lista email B2C italiana: 4-8%. Vale 10 volte meglio di un contest “vinci un iPhone” che attira solo cacciatori di premi.
FAQ email marketing 2026
Quante email mandare al mese a una lista italiana?
Per B2C 4-8 email/mese. Per B2B 2-4 email/mese. Sotto sembri assente, sopra disturbi. La frequenza giusta varia per settore: moda regge 8-12/mese, software 2-3/mese, food locale 4-6/mese.
Quanto spendere in email marketing nel 2026?
Tool email a 20-80€/mese per PMI. Tempo di redazione interno: 2-4 ore/email. Costo totale email marketing per PMI tipica italiana: 300-800€/mese. ROI medio in Italia: 4-8x speso (sotto il media USA del 36x, ma comunque positivo).
Conviene ancora costruire una lista email nel 2026 con AI Overviews?
Sì, anzi di più. Una lista email è uno dei pochi asset proprietari che non dipendono da Google o Meta. Quando l’algoritmo cambia o AI Overviews ti taglia il traffico organico, l’email è il canale diretto che resta tuo. Investi sempre nel lead magnet che porta iscritti qualificati.
Newsletter aziendale o newsletter personale: quale funziona meglio?
Dipende dal modello di business. Per servizi consulenziali e formazione, la newsletter personale (firma del professionista) batte la newsletter aziendale per open rate e fiducia. Per e-commerce e prodotti SaaS, la newsletter di brand resta più scalabile. Spesso la combinazione delle due (CEO scrive 1 volta al mese, brand scrive 4 volte) è il setup vincente.
Cosa fare ora
Apri Gmail, fai lo stesso esercizio che ho descritto in apertura del pezzo nel 2018. Spulcia le ultime 30 newsletter che hai ricevuto. Quante apri davvero? Quante ti convertono a qualche azione? Quelle sono i tuoi modelli per i prossimi 6 mesi. Il resto è rumore.
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